Letta popolare, Matteo di più

I sondaggi non riescono a prevedere il futuro, ma, se realizzati con rigore scientifico, possono fornire una fotografia abbastanza precisa della situazione esistente. Per questo, sulla base delle ricerche di opinione, si può affermare che, allo stato attuale, la divisione in due del Pdl tra Forza Italia e il Nuovo Centrodestra abbia portato un vantaggio complessivo a entrambe le componenti. Sulla base degli studi più recenti, infatti, il seguito del Nuovo Centrodestra si attesta tra il 5 e il 7 per cento, a seconda delle rilevazioni. di Renato Mannheimer
14 AGO 20
Immagine di Letta popolare, Matteo di più
I sondaggi non riescono a prevedere il futuro, ma, se realizzati con rigore scientifico, possono fornire una fotografia abbastanza precisa della situazione esistente. Per questo, sulla base delle ricerche di opinione, si può affermare che, allo stato attuale, la divisione in due del Pdl tra Forza Italia e il Nuovo Centrodestra abbia portato un vantaggio complessivo a entrambe le componenti. Sulla base degli studi più recenti, infatti, il seguito del Nuovo Centrodestra si attesta tra il 5 e il 7 per cento, a seconda delle rilevazioni. La formazione politica capeggiata da Alfano aveva fatto riscontrare un significativo successo iniziale, giungendo al 10 per cento, salvo subire poi un lieve ridimensionamento. Accade sempre così: gli italiani sostengono sovente con entusiasmo la nascita di un nuovo partito, in quanto ciò dà loro la speranza – spesso infondata – del rinnovamento nell’offerta sistema dei partiti, cui tanto aspirano. Al tempo stesso, l’altra componente degli ex Pdl, Forza Italia, continua a mantenere un seguito maggiore, pari, secondo le ricerche più recenti, al 20-21 per cento. Nell’insieme, dunque, il seguito teorico dei due tronconi del centrodestra supera quello ottenuto dal Pdl prima della scissione. Tanto che c’è chi sostiene che, in parte, la divisione tra Alfano e Berlusconi rifletta una acuta strategia di marketing (un branding multiplo), in vista di eventuali future elezioni. E’ un’ipotesi poco fondata, ma resta il fatto che il Nuovo centrodestra ha attirato una quota significativa degli elettori ex Pdl che, alle ultime politiche, si erano astenuti poiché non volevano più votare Berlusconi.
Il quale, malgrado l’estromissione dal Parlamento (condivisa comunque dal 71 per cento degli italiani – tra cui il 36 per cento dei votanti per il Nuovo Centrodestra – ma ritenuta inopportuna dal 24 per cento), continua ad esercitare gran parte del suo peso politico. Oltre ai risultati di Forza Italia, lo mostra il fatto che la maggioranza relativa (48 per cento) degli italiani ritiene che “Berlusconi non è finito politicamente”, a fronte del 41 per cento che reputa il contrario.
La scissione nel centrodestra non sembra comunque avere influito molto sul giudizio che gli italiani danno riguardo all’operato del governo Letta, malgrado la contrazione del numero di parlamentari su cui quest’ultimo si sostiene. Il consenso rimane infatti su livelli relativamente elevati. E’ vero che il 53 per cento degli italiani disapprova l’azione dell’esecutivo. Ma è vero anche che per il 44 per cento (secondo altri sondaggi addirittura il 47 per cento) questa è positiva. Un dato superiore a quanto rilevato in passato da altri leader politici, anche se è distante dal 63 per cento che Letta aveva ottenuto a maggio scorso. Il governo viene criticato in misura maggiore da alcuni degli strati sociali che si trovano in questo momento in maggiore difficoltà. Non a caso, l’insoddisfazione si rileva in modo più accentuato tra i più giovani (tra i 18 e i 24enni si registra il 63 per cento di valutazioni negative) e, al tempo stesso, tra le persone disoccupate o in cerca di occupazione (68 per cento di valutazioni negative).
Come sempre, i giudizi più generosi provengono dagli elettori del Pd, che promuovono il governo al 68 per cento. Più critici sono i votanti per l’M5S (ove pure il 17 per cento dà un giudizio positivo sull’esecutivo) e quelli di Forza Italia (24 per cento di approvazioni). I sostenitori del Nuovo Centrodestra di Alfano si collocano in una posizione intermedia: quasi il 40 per cento approva il governo, mentre il 58 per cento dà un giudizio negativo.
Ma, al di là del voto sul governo, è ancora maggiore il consenso ottenuto da Enrico Letta come leader politico. Egli raggiunge infatti il 57 per cento di giudizi positivi (dunque ben più di quanto raccolga la compagine da lui presieduta) e si conferma il secondo leader italiano subito dopo Renzi, che raccoglie oggi il 59 per cento di consenso.
Ma l’esistenza di una quota di giudizi positivi per l’azione del governo, non deve far dimenticare la persistenza di una forte disapprovazione dei cittadini per la politica e i suoi protagonisti. Nella graduatoria di fiducia per le istituzioni, i partiti sono da sempre collocati all’ultimo posto, con un consenso del 13 per cento. Il Parlamento si situa poco più sopra: solo il 20 per cento dei cittadini gli dà fiducia. In altre parole, la netta maggioranza degli italiani non dà affidamento alla massima istituzione rappresentativa. Questo clima di opinione lascia largo spazio alle forze di protesta, in primo luogo, al Movimento 5 stelle di Grillo. Il quale continua ad ottenere successo anche nei sondaggi, collocandosi oggi tra il 21 e il 22 per cento. Ma disponendo di un elettorato potenziale (costituito da chi “prende in considerazione” l’opzione per l’M5s, pur non avendo ancora deciso di votarlo) molto maggiore.
Insomma, il governo regge nei consensi. Ma se non riuscirà con i fatti a togliersi di dosso l’impressione diffusa di inconcludenza e di immobilismo, è ragionevole pensare che anche le prossime elezioni europee, previste per la primavera, vedano un nuovo successo dell’ex comico genovese.
baffo
di Renato Mannheimer